L’invito dice 20:30, alle 18:30 sei ancora alla scrivania, e l’outfit per la cena aziendale va deciso la mattina, davanti all’armadio, con il cappotto già in mano e il caffè ancora da finire. A casa non ci ripasserai. Due ore bastano per chiudere l’ultima mail e poco altro. Portarsi dietro un cambio completo sembra la soluzione, finché non provi a stirare un abito nel bagno dell’ufficio sotto la luce al neon. Conviene ragionare al contrario. Ti vesti al mattino con una base che regge otto ore di lavoro e tieni nel cassetto l’unico pezzo che la trasforma.
La cena di fine anno con i colleghi segue regole che nessuno mette per iscritto, e per questo crea più dubbi di una cerimonia, dove almeno il codice compare stampato sull’invito. I codici dell’abbigliamento, dal più casual al più formale, sono spiegati nella guida per vestirsi eleganti in ogni occasione. La cena aziendale obbliga ad applicarli a una giornata che comincia con una riunione e finisce con un brindisi, senza cambiare scarpe.
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Come vestirsi alla cena aziendale: il dress code che nessuno scrive
Una cena fra colleghi in un giorno qualunque si ferma allo smart casual. Le feste di dicembre, invece, spingono verso l’abito da cocktail. La cena aziendale di Natale sta in mezzo, e a spostarla verso l’uno o l’altro estremo è soprattutto il locale, perché un’osteria con le panche pretende meno di una sala d’albergo con i tavoli rotondi. Conta anche chi siede a tavola. Nella stessa stanza ci sono la collega con cui pranzi ogni giorno e il direttore che vedi due volte l’anno: la misura giusta è un outfit con cui non ti senti fuori posto accanto a nessuno dei due.
Il dress code non scritto chiede anzitutto che si veda un cambio rispetto alla giornata, anche minimo, perché arrivare identica alla riunione delle nove comunica che la serata era soltanto un impegno da sbrigare. Chiede poi che il cambio non sembri un costume. Paillettes dalla testa ai piedi, schiene nude e spacchi profondi appartengono a Capodanno, non a una tavola dove il giorno dopo rivedrai tutti in ufficio. L’ultima richiesta è la più pratica di tutte. Devi poterti sedere, alzarti per il brindisi e camminare fino all’auto senza pensare ai piedi.
La vigilia e il 25 dicembre seguono un’altra logica, quella dell’outfit per il pranzo di Natale, perché il Natale in famiglia ha tempi più lunghi e più libertà sui colori. Fra colleghi la misura cambia. Velluto e rosso stanno bene in un dettaglio, come una blusa o un rossetto, e il resto dell’outfit rimane sui toni scuri della giornata di lavoro.
Dall’ufficio alla cena senza passare da casa
Il principio che rende possibile tutto il resto è cambiare al massimo un capo o un accessorio. Un cambio completo riempie una borsa, si stropiccia nell’armadietto e ti costringe a spogliarti in un bagno, mentre un capo solo entra in una shopper e si indossa in tre minuti, davanti allo specchio dell’ascensore. La scelta vera avviene la mattina. Lì decidi la base: un pantalone o una gonna dal taglio pulito, colori scuri o neutri e tessuti che dopo otto ore di sedia non mostrano le pieghe.
Le combinazioni della settimana lavorativa, giorno per giorno, sono raccolte negli outfit per l’ufficio. Il giorno della cena serve la versione più sobria e più scura di quelle combinazioni. Sarà il fondo su cui appoggi il pezzo che cambia la sera. Blazer nero, pantalone a sigaretta blu notte o abito in maglia grigio antracite sostengono senza fatica un top lucido o un orecchino vistoso; una camicia a righe con il chino beige, invece, sa di ufficio qualunque cosa ci aggiungi.
Il cappotto, primo capo che si vede
Il primo capo che i colleghi vedono, d’inverno, è il cappotto. Si nota nel momento in cui entri nel locale e lo lasci al guardaroba. Un outfit per la cena aziendale invernale, o per qualunque cena di lavoro d’inverno, comincia lì. Il cappotto lungo, scuro e strutturato va bene sia sul tailleur sia sull’abito midi. Un piumino sportivo come quello della mattina rivela subito che arrivi dritta dall’ufficio. Se l’unico capospalla che hai è quello, una sciarpa di lana sottile lo rende già più adatto alla sera. Meglio pochi strati leggeri sotto, al posto di un maglione spesso, perché a dicembre nei ristoranti fa caldo e un dolcevita pesante, dopo il primo piatto, diventa una sauna.
La scarpa che non cambi
La scarpa è il capo che indossi da quando esci di casa e che non cambierai. Va scelta quindi prima di tutto il resto. Le scarpe da ufficio che arrivano a cena senza sfigurare hanno un tacco che si porta per ore, una linea pulita e un pellame curato, senza dettagli sportivi. Mocassino e ballerina vanno bene in trattoria. Ristorante e sala d’hotel richiedono invece un tacco medio, nelle due forme della décolleté e del tronchetto.
Tre formule dall’ufficio alla sera
Un outfit da cena aziendale di Natale per una Donna che esce dall’ufficio alle sei e mezza non può contare su un cambio completo. Le tre formule partono quindi da altrettante basi da lavoro e cambiano un solo elemento al momento di uscire. La scarpa, comunque, è quella che hai indossato la mattina. Ognuna risponde a un ufficio diverso: formale, con un codice morbido, oppure libero dal blazer.
| Formula | Base da ufficio | Che cosa cambi la sera | Scarpa |
| 1. Tailleur pantalone | giacca e pantalone scuri, camicia bianca | al posto della camicia, un top in seta o in raso | tronchetto nero a tacco medio |
| 2. Abito in maglia | abito midi in maglia scura, cardigan, collant velati | il cardigan resta in ufficio, arrivano orecchini o collana importanti | décolleté nera a tacco medio |
| 3. Gonna midi e dolcevita | gonna midi scura, dolcevita sottile | la borsa da lavoro resta sotto la scrivania, esci con una borsa piccola | slingback con collant velati, o tronchetto se fa freddo |
Formula 1: tailleur pantalone e top di seta
È la formula più sicura per chi lavora in un ambiente formale, e anche la più veloce. La camicia bianca va nella borsa, al suo posto entra un top in seta o in raso dal collo pulito, e il resto non si tocca. Una tuta intera scura funziona allo stesso modo. Sotto un pantalone lungo il tronchetto nero sparisce nell’orlo e prolunga la linea della gamba, cosa utile se la giacca non si toglie per tutta la cena e della scarpa si vede solo la punta. Il tacco medio ti porta dall’ufficio al ristorante senza contare i passi.
Formula 2: abito in maglia e un gioiello
L’abito midi in maglia scura passa la giornata senza una piega. La sera, però, cambia faccia con poco. Basta lasciare il cardigan in ufficio e mettere al suo posto un paio di orecchini importanti. Va bene anche la collana che in riunione sarebbe sembrata eccessiva. Collant velati e una décolleté nera a tacco medio completano il passaggio: la scarpa scollata sul collo del piede alleggerisce un abito che di giorno sembrava severo e lo avvicina al cocktail senza arrivarci. Questa formula regge meglio delle altre un ristorante elegante, dove il tailleur rischia di sembrare ancora da ufficio.
Formula 3: gonna midi, dolcevita e borsa piccola
Gonna midi e dolcevita sottile sono la base più morbida delle tre. Funziona negli uffici dove il blazer non è obbligatorio. Qui il cambio è un accessorio: lasci la borsa da lavoro sotto la scrivania e alla cena porti una borsa piccola, a mano o a tracolla, che sul tavolo non ingombra. Sulla scarpa ha l’ultima parola il meteo. Se il locale è caldo e il tragitto breve, va bene una slingback sopra collant velati, come Molentis nero, in pelle di vitello con tacco da 8 cm e un laccio a lavorazione intrecciata. Quando fa freddo davvero il tronchetto è più sensato. Il collant, con la gonna midi, è l’unica cosa visibile fra orlo e caviglia.
Il tacco medio e la décolleté che regge dodici ore
Passano dodici ore dalle otto e mezza del mattino alle otto e mezza di sera, e la cena aziendale comincia proprio lì, quando la scarpa ha già una giornata intera alle spalle. Il tacco medio è il compromesso che regge tutto l’arco per un paio che non si cambia, e nella collezione Cavallini sta per lo più fra 8 e 8,5 cm, con alcune décolleté che scendono a 6 o 7 cm. Un tacco più alto trasforma la serata in una prova di resistenza. La scarpa da ufficio, sotto i 6 cm, resta da ufficio anche con l’abito giusto.
Cinque décolleté con tacco medio rispondono bene a questo passaggio. Ginebra è in pelle di camoscio nera con tacco da 8 cm. La sua calzata è pensata per adattarsi a ogni tipologia di pianta. Gaiola nero, in pelle di vitello, ha un tacco squadrato da 8,5 cm, comodo proprio per la sua forma. Corona nero scende a 6 cm e ha un laccino regolabile sul collo del piede, utile a chi sente la décolleté scappare dal tallone dopo qualche ora di scrivania. Tecla unisce vitello e camoscio su un tacco da 8 cm. Avise, uno dei modelli nuovi di questo inverno, è in camoscio con tacco da 7 cm.
Il 1964 è l’anno di fondazione del calzaturificio Cavallini, e da allora la domanda è la stessa che pone una cena aziendale: quanto regge una calzatura elegante quando non c’è modo di toglierla. Le décolleté di questa selezione hanno fodera e soletta interna in pelle. È la superficie con cui il piede è a contatto per tutte le dodici ore. Dietro ciascuna ci sono le mani di oltre 30 artigiani e un pellame a concia toscana: vera pelle, dentro e fuori. In una giornata così il Made in Italy diventa la scelta di chi sa che non potrà cambiarsi.
Il tronchetto elegante sotto il pantalone
Il tronchetto risolve il freddo senza rinunciare al tacco. Copre la caviglia quando esci dal ristorante a mezzanotte. Solo la punta e il tacco si vedono sotto un pantalone lungo. Per la cena aziendale funziona nero e liscio, con un tacco medio dalla forma stabile, e per il passaggio dall’ufficio alla tavola i tronchetti con tacco medio ne offrono quattro.
Ursina nero e Lucita nero hanno lo stesso impianto: pelle di vitello, tacco squadrato da 8,5 cm e una cerniera interna che rende la calzata più facile. Sono anche traspiranti. È un dettaglio che si apprezza dopo una giornata chiusa in ufficio. Altea nero, sempre in vitello con tacco da 8,5 cm, ha la cerniera laterale interna. Selene nero è in pelle di nappa e arriva a 9 cm. Se per la sala di un hotel vuoi il tacco più alto dei quattro, è la scelta giusta. Tutti e quattro hanno la suola in cuoio pomiciato.
Con la gonna midi il tronchetto lascia scoperto lo spazio fra orlo e caviglia, da riempire con un collant coprente dello stesso tono della scarpa, così la gamba forma una linea unica fino al tacco. Il tronchetto come alternativa vera alla décolleté, con gli abbinamenti capo per capo, è il tema degli outfit eleganti con i tronchetti. Per una cena aziendale basta la versione più semplice, nera e liscia, sotto un pantalone che tocca il collo del piede.
Come cambia l’outfit con il locale?
Ogni formula si alza o si abbassa di mezzo gradino a seconda di dove si mangia. L’invito di solito riporta soltanto l’indirizzo del locale. Conviene allora cercarlo e guardarne le foto la sera prima. Così sai se ti siederai su una panca di legno o davanti a una tovaglia bianca con tre bicchieri.
Trattoria o osteria
Tavoli vicini, panche e a volte una sala al piano di sotto: qui basta la formula della gonna midi con un tronchetto. Un top di raso rischierebbe di sembrare fuori scala. Va bene anche la scarpa da ufficio di sempre, se il tacco è comodo e la pelle è curata. Il cappotto finisce spesso sullo schienale della sedia, quindi conviene che non sia il capo più delicato dell’outfit.
Ristorante
È il caso più comune, e le tre formule funzionano così come sono. Tovaglie bianche e luce bassa premiano il nero e i tessuti con un filo di lucentezza. La décolleté a tacco medio è la scarpa più coerente con l’abito in maglia. Il tronchetto sta meglio con il tailleur pantalone. Con un ristorante stellato o molto formale, la formula dell’abito sale di un livello grazie a un collant più velato e a un gioiello in più.
Locale con musica
Quando dopo la cena si balla o si resta in piedi al bancone, la scelta si sposta sull’abito in maglia, che si muove con te, e sul tronchetto con tacco squadrato. La giacca del tailleur, sotto le luci di una pista, dopo dieci minuti è già appesa a una sedia. Tieni nella borsa piccola un paio di collant di ricambio. In un locale affollato un filo tirato è questione di un attimo.
Sala di un hotel
È il contesto più vicino al cocktail: moquette, tavoli rotondi, a volte un palco per i discorsi del direttore. L’abito in maglia con la décolleté è la formula più indicata. Qui ha senso anche il tacco da 9 cm di Selene nero. Si cammina poco, dal guardaroba al tavolo, e su un pavimento morbido. Se l’azienda premia qualcuno sul palco e potresti essere tu, scegli un colore che non si confonda con lo sfondo delle foto.
Che cosa evitare alla cena aziendale
Gli errori della cena aziendale si vedono quasi tutti nei primi cinque minuti, quando togli il cappotto. L’errore più vistoso, oltre all’outfit identico a quello della mattina, è l’eccesso. Un abito da Capodanno, un tacco da 11 cm o un total look di paillettes spostano l’attenzione dalla persona al vestito. A una cena di lavoro è la persona che deve restare in primo piano, perché fra un brindisi e un discorso si parla anche di lavoro.
Poi ci sono gli errori pratici, quelli che pesano dopo il secondo piatto. Una scarpa nuova mai portata per un giorno intero è il rischio più grosso, e va provata in casa almeno un paio d’ore prima di affidarle dodici ore di fila. La borsa da lavoro ai piedi della sedia intralcia i camerieri. Un profumo intenso a tavola si sente per tutta la sera, e uno scollo profondo o una gonna troppo corta ti costringono a sistemarti ogni volta che ti alzi per il brindisi. Anche gli accessori vanno contati: con orecchini vistosi la collana resta a casa, e viceversa.
Domande frequenti
Come mi devo vestire per una cena aziendale?
Con una base da ufficio scura e sobria, a cui la sera aggiungi o sostituisci un solo elemento: un top in seta al posto della camicia, un gioiello importante, una borsa piccola. Il livello sta fra lo smart casual e il cocktail, e a fissarlo è il locale, più semplice in trattoria e più curato al ristorante o in hotel. Ai piedi va una scarpa a tacco medio già provata, che regga la giornata intera.
Come vestirsi per una cena con colleghi di lavoro?
Se la cena è informale, organizzata fra colleghi e non dall’azienda, basta lo smart casual: pantalone o jeans scuro, una maglia curata, una giacca se il locale lo chiede. Serve comunque un piccolo cambio rispetto all’ufficio, senza arrivare al look da festa. Un tronchetto o un mocassino in pelle vanno bene, e il tacco alto raramente serve.
Qual è il dress code per una festa aziendale?
Quello scritto sull’invito, se c’è. Quando manca, contano luogo e orario: una festa pomeridiana in sede rimane vicina al business casual con un dettaglio in più, mentre una festa serale in un locale o in un hotel si avvicina al cocktail, con abito midi o completo scuro e tacco medio. Nel dubbio, mezzo gradino sopra è più sicuro di mezzo gradino sotto, senza arrivare ai codici da cerimonia.
Come mi devo vestire per l’inaugurazione di un ufficio?
L’inaugurazione si svolge di solito nel tardo pomeriggio, spesso in piedi fra un saluto e l’altro, e prevede uno smart casual curato, vicino al business: tailleur, abito al ginocchio oppure pantalone e blazer. La scarpa merita attenzione, perché resterai in piedi a lungo, quindi meglio una décolleté a tacco medio o un tronchetto già rodati, mai un paio appena comprato. Un accessorio sobrio completa l’outfit senza farlo sembrare da sera.
Il tragitto e l’ultimo dettaglio
La mattina, prima di chiudere l’armadio, pensa a come arriverai al locale. Il tragitto decide il tacco e lo strato da aggiungere. A piedi per più di dieci minuti, magari sul selciato di un centro storico, il tronchetto con tacco squadrato è più sicuro della décolleté. Un cappotto lungo copre anche la gonna midi. In auto, con il parcheggio vicino, puoi concederti la slingback e un capospalla leggero da togliere appena entri.
Con i mezzi pubblici e un cambio di linea conta soprattutto il ritorno, che arriva tardi e con il freddo vero. La sciarpa allora resta nella borsa piccola e il collant è più coprente. Il tacco giusto è quello che ti permette di aspettare l’ultimo autobus senza cercare una panchina. Se invece qualcuno ti riaccompagna a casa, il problema sparisce e la scarpa si sceglie pensando soltanto alla sala.